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Mirafiori

A Neighborhood, A Lab for the Future

Prima di iniziare, un quiz

10 domande veloci per capire da dove partiamo — cosa sono le STEM, quanto le conoscete già. Anonimo al 100%: nessun nome, solo risposte.

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Il progetto e i suoi obiettivi

Mirafiori è un pezzo di storia di Torino: un quartiere di circa centomila abitanti che da oltre vent'anni vive un percorso di rigenerazione urbana. Eppure, per molti giovani, alcune sfide restano aperte: l'abbandono scolastico, la difficoltà a trovare lavoro, competenze che non bastano più per un mercato che corre sempre più veloce sul digitale. È da qui che nasce "Mirafiori: A Neighborhood, A Lab for the Future", il progetto promosso da Fondazione ENGIM San Luca con il sostegno di Stellantis, che vuole trasformare il quartiere in un vero laboratorio per il futuro.

Il cuore del progetto è semplice e ambizioso: dare ai ragazzi e alle ragazze di Mirafiori la possibilità di scoprire, capire e usare le tecnologie che stanno ridisegnando il lavoro e la società, perché nessuno resti indietro per mancanza di strumenti o di occasioni. Significa avvicinarli alle materie scientifiche e tecnologiche con metodi interattivi che rendono lo studio concreto e stimolante, accompagnarli nella scoperta delle professioni emergenti e offrire a ciascuno una prospettiva di crescita personale e professionale, contrastando la dispersione scolastica.

La visione è fare di Mirafiori un centro di eccellenza per la formazione digitale, aperto e accessibile, sostenuto da una rete di scuole, biblioteche, associazioni e case del quartiere. In tre anni, dal 2025 al 2027, il progetto punta a coinvolgere mille giovani fino a 24 anni, con almeno il 60% di ragazze, per colmare il divario digitale e aprire nuove strade a chi vive il quartiere.

Perché il futuro non si aspetta: si costruisce, a partire dal luogo in cui si cresce.

Quattro temi da approfondire

Ogni tema ha una spiegazione e, in fondo, un'attività interattiva.

⚖️ Stereotipi di genere 📱 Social e realtà 🤖 Prompt e Intelligenza Artificiale 💬 Cyberbullismo

Le tecnologie che abbiamo acquistato

Non solo teoria: ecco gli strumenti che troverete nei laboratori, cosa sono e come li useremo.

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Due stampanti 3D

Bambu Lab A1 · CampusPrint

Una stampante 3D costruisce un oggetto reale partendo da un disegno fatto al computer. Non lo scava da un blocco: lo costruisce dal nulla, aggiungendo materiale strato su strato.

Funziona così: un programma "affetta" il modello 3D in centinaia di livelli sottilissimi e li traduce in istruzioni per la macchina. Un ugello riscaldato a oltre 200 °C scioglie un filo di plastica e lo deposita seguendo il contorno di ogni strato. Man mano che si raffredda, la plastica solidifica e regge lo strato successivo. Un oggetto piccolo richiede una decina di minuti, uno complesso anche diverse ore.

Il materiale si chiama filamento: bobine di plastica da 1,75 mm di diametro. Il più usato è il PLA, che deriva dall'amido di mais, si stampa a bassa temperatura ed è il più semplice da gestire. Esistono anche il PETG, più resistente agli urti e al calore, e materiali caricati con fibra di carbonio per pezzi tecnici. Ogni bobina è un colore diverso, e con l'accessorio che monta quattro bobine insieme si stampa in più colori nello stesso oggetto.

Abbiamo scelto due macchine diverse apposta: la Bambu Lab A1 è veloce, si calibra da sola e permette la stampa multicolore; la CampusPrint è pensata per l'uso scolastico, con struttura chiusa e comandi più semplici, quindi adatta a chi la usa per la prima volta.

Nei laboratori: prototipi di prodotto, packaging per un cosmetico, fermagli e accessori, segnaposto per la mise en place, gadget e badge per le campagne social.
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Visori per la realtà virtuale

Pico · licenze Mozaik

Un visore VR è un piccolo computer che si indossa. Dentro ha due schermi, uno per occhio, che mostrano la stessa scena da due angolazioni leggermente diverse: è lo stesso meccanismo con cui i nostri occhi percepiscono la profondità, e il cervello la interpreta come spazio reale. Dei sensori seguono i movimenti della testa, così girandosi si guarda davvero intorno.

I visori Pico funzionano da soli, senza bisogno di essere collegati a un computer: si indossano e si parte. Insieme ai visori abbiamo acquistato le licenze Mozaik, una piattaforma didattica con oltre 1300 scene tridimensionali già pronte, con narrazione ed esercizi integrati. Molte si possono attraversare camminando, come in un videogioco.

Nei laboratori: lezioni immersive, e la possibilità di provare un ambiente prima di realizzarlo davvero — l'allestimento di un tavolo, lo showroom di un punto vendita, la simulazione di un trattamento.
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Attrezzatura video

Camera e postazione di montaggio

Una videocamera e gli strumenti per montare quello che si riprende. Girare è solo metà del lavoro: il montaggio digitale è dove si decide il ritmo, cosa tenere e cosa tagliare, quali immagini accostare. È la stessa competenza che usano i creator, e si impara facendola.

Nei laboratori: micro-tutorial, video promozionali, pitch di presentazione, campagne social — e la sperimentazione del digital editing come competenza a sé.
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Postazioni PC e tablet

Il centro di tutto il resto

Sono la parte meno appariscente e la più importante. Senza un computer, una stampante 3D non ha niente da stampare: il modello va prima disegnato, poi preparato con il programma che lo traduce in istruzioni. Lo stesso vale per il video, che va montato, e per i contenuti da pubblicare, che vanno scritti e impaginati.

Le postazioni servono anche per lavorare con i sistemi di intelligenza artificiale generativa: scrivere richieste, valutare i risultati, correggerli, verificarli. I tablet affiancano i PC dove serve muoversi — per riprendere, fotografare, mostrare qualcosa a qualcuno.

Nei laboratori: modellazione 3D, preparazione delle stampe, montaggio video, scrittura e verifica dei contenuti, uso guidato dell'IA generativa.

Scopri come funziona il percorso e i 5 laboratori →